Il franchising in conto vendita

Il franchising in conto vendita si distingue dalla tradizionale formula del franchising per un aspetto fondamentale: la merce venduta all’interno del punto vendita non viene acquistata dal proprietario del negozio, ma è di proprietà dell’affiliante. Si parla in questo caso di uno stock di magazzino di un determinato marchio (quasi sempre del settore abbigliamento) che ha tutto l’interesso a far conoscere il proprio prodotto, mentre l’affiliante che si incarica di venderlo (è questo il senso del contratto) trattiene una parte per se, diffondendo l’insegna e facendo conoscere il suo punto vendita. La formula funziona perché ci sono meno rischi a carico delle parti, anche se spesso la giurisprudenza ammonisce nel non dover sostituire questa tipologia di fornitura con un vero e proprio contratto di lavoro subordinato. Come fattispecie giuridica, il franchising in conto vendita ricade all’interno della disciplina del contratto estimatorio.

Il contratto estimatorio

Il contratto estimatorio è un contratto reale che si perfeziona dunque con la consegna delle cose, il trasferimento della proprietà è rinviato al momento in cui il contraente che riceve le cose a sua volta le venda a un terzo. Normalmente usato in alcuni settori degli affari, soprattuto nel commercio, questo contratto presenta dunque il tratto singolare di operare il passaggio di proprietà da colui che consegna a chi riceve, nel momento in cui il ricevente (nel nostro caso, l’affiliato) si spoglia della proprietà del bene, alienandolo ai propri clienti. Nel linguaggio corrente si dice spesso, ma con termine inesatto, che le cose vengono date in deposito. In realtà è qui che si realizza la fattispecie del conto vendita, nel senso che le cose sono trasferite proprio per metterle in vendita. Più precisamente, nel contratto estimatori l’effetto transattivo della proprietà è rinviato al momento in cui il ricevente pagherà il prezzo, mente non si verifica se nel termine stabilito egli ha provveduto a restituire i beni. Intanto, il ricevente ha diritto di disporre come meglio crede per la vendita, privando di questo potere l’affiliante. Ma il rigore dei due principi – quello traslativo e quello di validità degli atti – incorpora due temperamenti: chi ha ricevuto non è liberato dall’obbligo del prezzo se per causa a lui non imputabile non gli è possibile restituire le cose nella loro integratori; i creditori del ricevente non potranno sottoporre a pignoramento o sequestro le cose sino a che non sia pagato il prezzo.

Differenze col franchising tradizionale

Il franchising in conto vendita quindi si basa su una stima di vendita futura, che viene man mano aggiustata con l’andamento del mercato e che solleva l’affiliante di diversi pesi, come ad esempio gli obblighi derivanti dal contratto tipico di franchising. Nel codice civile la fattispecie viene trattata nella stessa sezione in cui viene trattata la somministrazione, da cui è ricavato il franchising tradizionale. Si parla pertanto di una formula distributiva, legata proprio al tipo di merci venduta.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *