L’ecologia in borsa

Boom per i green bonds: così il mondo investe in progetti ambientali di Gloria Riva
In Indonesia è partito un progetto per sfruttare l’energia geotermica. In Cina un piano di riqualifica delle industrie contro i gas inquinanti. L’ile-de-France, la regione di Parigi, sta ristrutturando le sue scuole per ridurne l’impatto ambientale. Interventi simili sono stati messi a punto in Canada, Usa e Messico. Sono alcuni esempi della corsa contro il tempo per evitare che il riscaldamento climatico provochi catastrofi naturali che metterebbero a repentaglio la vita dell’uomo sulla Terra.

Che cosa sono i green bonds?

Ma chi paga per questi investimenti? I green bonds. Ovvero: le obbligazioni verdi, una scommessa sottoscritta da sempre più cittadini a favore di un mondo sostenibile. Nate meno di dieci anni fa da un’idea della Banca Mondiale, si tratta di obbligazioni a tasso fisso, simili ai titoli di Stato, ma con la differenza che chi li sottoscrive sa che i suoi soldi saranno destinati a sostenere progetti di conversione energetica.

E la paura di un mondo sconvolto dai mutamenti del clima ha fatto sì che l’anno appena concluso sia stato da record, come racconta Beijia Ma, economista e analista finanziaria di Bank of America Merrill Lynch: «I green bonds servono a reperire i soldi per finanziare strutture ecologicamente sostenibili nei paesi sviluppati e in quelli emergenti. La raccolta di denaro attraverso strumenti di questo tipo aumenta ogni anno. Già nel 2015 si è registrato il quarto record consecutivo per le emissioni di green bonds. A fine novembre già 42,3 miliardi, sorpassando i 38 del 2014, anno in cui il settore è decollato». E l’Italia? Anche il nostro mercato dà segnali di vita, per un totale di 1,7 miliardi investiti dai connazionali in chiave ambiente. Il primo caso è quello dell’ex municipalizzata emiliana Hera che ha attivato un’obbligazione decennale per 500 milioni, per finanziare progetti di riduzione delle emissioni a effetto serra, favorire la depurazione delle acque e migliorare la raccolta differenziata.

Perchè serviranno i green bonds?

Ci sono comunque più di 600 tipi di eco-obbligazioni fra cui scegliere, in 24 Paesi. A emetterli sono la Banca Mondiale o la Banca Euro-pea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, istituti di credito sovranazionali, società immobiliari, produttori di auto (Toyota ha finanziato così parte dei progetti di ricerca sulle vetture ibride), multinazionali e big company del settore dell’alimentare. «Nel 2016 ci attendiamo un aumento delle emissioni fino a 90 miliardi di dollari», ipotizza Beijia Ma.

Le alte temperature del pianeta sono uno dei maggiori rischi: la questione coinvolge il 10% dei paesi del mondo, contro lo 0,2 del 1980. La temperatura me-dia del globo è salita di un grado e se dovesse aumentare di un altro grado faremmo i conti con città sommerse dall’acqua, foreste in balia del deserto e altri disastri. Secondo lo studio Merrill Lynch i costi per i cambiamenti climatici si abbatteranno sui conti pubblici entro il 2020: ecco perché nelle agende dei leader mondiali si parla finalmente di energia pulita ed efficienza. Ma i soldi necessari per dire addio al carbone, per esempio, sono davvero tanti: il conto complessivo parla di 860 mila miliardi di dollari da qui al 2030. Basterà la finanza verde a salvare il mondo? «No, ma questa è una delle più grandi sfide per gli abitanti del pianeta: perderla potrebbe essere una catastrofe», conclude l’economista.

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